DAL PLOOT AL VISOFLEX

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DAL PLOOT AL VISOFLEX

Messaggioda nikarlo » gio ott 05, 2017 12:43 pm

DAL PLOOT AL VISOFLEX

Testo e foto di Roberto Piero Ottavi, 2005

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Curiosità sull'accessorio che, in assoluto più di tutti, contribuì alla diffusione della Leica in campo tecnico scientifico e non solo.

Il sistema Leica, grazie al rivoluzionario sistema Visoflex o "cassetta Visoflex" che trasformava una telemetrica in una ingombrante ma eccellente reflex monobiettivo, era in grado di garantire risultati perfetti e, per quei tempi, eccezionali.
Permetteva inoltre l'uso di ottiche di lughezza focale spinta, cosa altrimenti impossibile a causa dei grossi limiti del telemetro.
Oggi il concetto di reflex monobiettivo è completamente metabolizzato, per ognuno di noi è talmente normale che spiegarne i pregi sarebbe ridicolo, ma nel 1935 quando fu presentato il primo Visoflex costituì una rivoluzione di portata quasi indescrivibile.
Leitz Wetzlar produsse tre accessori fondamentali per questo tipo di fotografia : il piatto cosiddetto Revolver (1933), la cassetta Visoflex (1935) ed il carrello scorrevole (1937).
Tutti e tre gli accessori permettevano l'osservazione e la messa a fuoco su un vetro smerigliato finissimo, spesso munito di stigmometro centrale o di mire a crocino, con la possibilità di montare oculari di forte ingrandimento e quindi di ottenere una messa a fuoco di assoluta precisione, messa a fuoco che nel caso del piatto Revolver e del carrello scorrevole, veniva mantenuta con tolleranze sull'ordine del centesimo di millimetro quando al posto dl vetro smerigliato si faceva scivolare il corpo macchina.
Sostanzialmente il piatto Revolver ed il carrello scorrevole costituivano uno il miglioramento dell'altro perchè il principio era il medesimo (ottica montata anteriormente e vetro smerigliato montato posteriormente e complanare con il corpo macchina il cui piano pellicola veniva a trovarsi esattamente sul piano del vetro smerigliato.
Nel caso del piatto Revolver macchina e vetro smerigliato erano montati su un disco rotante che, ruotato di 180°, portava la fotocamera nella posizione dove prima si trovava il vetro smerigliato su cui si era fatta la messa a fuoco, nel caso della slitta scorrevole non era più necessario ruotare un piatto ma la sostituzione avveniva per scorrimento lineare.
Il Visoflex era costituito da una blocchetto che si avvitava alla votocamera al posto dell'ottica e conteneva uno specchio a 45° argentato all'esterno (e quindi delicatissimo) grazie al quale l'immagine veniva riflessa ed inviata ad un vetro smerigliato su cui era possibile montare differenti sistemi di ingrandimento.
Era possibile montare un pentaprisma che permetteva la visione orizzontale, come nelle moderne reflex, e il blocchetto era munito, nella parte anteriore, di una filettatura 39x1 su cui si montavano le ottiche.
Prima dello scatto lo specchio veniva alzato e quindi i raggi, anzichè seguire la strada dello specchio per finire sul vetro smerigliato e poi attraverso il prisma all'occhio, viaggiavano diritti verso la pellicola.
Ovviamente il Visoflex (ma anche il Revolver ed i successivi sistemi scorrevoli) se da un lato permettevano di controllare con estrema precisione inquadratura, messa a fuoco e profondità di campo, dall'altro costituivano un aumento della distanza tra obiettivo e fotocamera e quindi le ottiche non predisposte andavano benissimo in macro ma non potevano ovviamente più focheggiare all'infinito.
Era quindi necessario predisporre obiettivi ai quali fosse possibile togliere meccanicamente una parte della lunghezza fisica in modo che l'obiettivo, una volta avvitato sull'accessorio macro, si trovasse esattamente nelle stesse condizioni di quando sarebbe stato montato sulla fotocamera per riprese normali con escursione del fuoco fino all'infinito.
Videro la luce le ottiche cosiddette "svitabili" la cui parte posteriore era costituita praticamente da un anello di prolunga rimovibile in modo da compensare il differente tiraggio dovuto alla inserzione dell'accessorio macro o della cassetta Visoflex ripristinando le condizioni di normale messa a fuoco fino all'infinito.
La prima versione dell'accessorio reflex, al momento della presentazione sul mercato (1935), si chiamava PLOOT ed era un cubetto spigoloso un pò grezzo ma conteneva una innovazione che avrebbe letteralmente sconvolto il normal pensare dei fotografi del piccolo formato.
Le fotocamere Leica erano un pò snobbate dai fotografi della lastra in quanto non si poteva, sostenevano, controllare realmente ciò che sarebbe caduto sulla pellicola.
In realtà quei buchi di serratura attraverso i quali era necessario telemetrare ed inquadrare con le Leica a vite non erano certamente il massimo e quando poi si parlava di foto ravvicinata i problemi aumentavano in modo esponenziale.
Il PLOOT era la soluzione, uno specchio interno deviava i raggi ottici durante la messa a fuoco verso l'occhio del fotografo e poco prima dello scatto, sollevandosi, lasciava che l'immagine andasse a cadere sul film.
Nel 1936, in occasione delle Olimpiadi di Berlino, i reporter di tutto il mondo erano equipaggiati con Leica, PLOOT e Telyt 400 o 200, ottiche che sarebbe stato impensabile usare senza il nuovo rivoluzionario sistema reflex di Leitz.
Alla fine degli anni 40 non c'era laboratorio di ricerca, ospedale o facoltà di medicina che non possedesse almeno un microscopio Leitz ed il suo sistema fotografico dedicato.
Leitz, che era già molto forte commercialmente nella microscopia, divenne ancor più potente coniugando con successo la qualità dei microscopi con quella dei sistemi fotografici e fornendo tutta una serie di accessori che, vuoi perchè si trattava di costruzioni di estrema solidità e di leggendaria precisione vuoi perchè sul mercato in realtà non c'erano rivali in grado di competere, furono adottati con facilità dalla totalità dei tecnici ricercatori e dagli scienziati.
Con il passare degli anni la ricerca, campo dove la Leitz investì sempre moltissime energie, portò a tutta una serie di miglioramenti del PLOOT ed il sistema cambiò nome in VISOFLEX migliorando le caratteristiche dei modelli precedenti ma mantenendone immutata la totale compatibilità degli accessori.
La compatibilità dei sistemi è sempre stata una caratteristica di tutta la produzione Leitz e nessun'altra Azienda osservò mai più in modo così rigoroso il principio della intercambiabilità tra il vecchio ed il nuovo.
Come già detto più sopra il Visoflex non soltanto sconvolse tutto il campo della fotografia ravvicinata in campo tecnico e scientifico ma permise l'impiego dei teleobiettivi senza tutti i problemi di inquadratura, focheggiatura e parallasse connessi alle limitazioni del telemetro.
Fu così che fiorì tutta una serie di strane costruzioni preparate “à la carte” in base alle particolari richieste degli utilizzatori soprattutto in USA e Leitz-New York fornì sistemi molto curiosi.
E' il caso del sistema fotografato alla pagina seguente, pensato per essere utilizzato su Leica a vite e costituito dal soffietto di prolunga più grosso della produzione Leitz sul quale, grazie all'aggiunta di ulteriori tubi di prolunga e di un Visoflex, venne montato un teleobiettivo Graflex-Wollensak da 380 mm f/5,6 su richiesta probabilmente di un reporter sportivo e di qualche detective che aveva la necessità di riprese particolarmente spinte.

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Anche il Corpo dei Marines utilizzò, per la documentazione operativa, alcuni “set” costituiti da Telyt 200 montati su Visoflex per essere impiegati sulle M3 in dotazione e quello fotografato sopra, considerato lo stato generale, deve averne viste davvero delle belle.
Già durante la guerra in Corea i reporters usarono Leica che si dimostrava robusta e funzionava sempre perfettamente ma le necessità aumentavano e l'impossibilità di utilizzare agevolmente le ottiche di lunga focale costituiva un grosso limite soprattutto in guerra.
Nikon si trovava nella necessità di imporre le proprie fotocamere che in effetti non riuscivano facilmente a sfondare in un mercato già affollato e con la guerra del Vietnam si assisterà alla prima grande operazione commerciale di “persuasione occulta” che si ricordi: quale miglior testimonial di un reporter in prima linea?
Fu così che ideò una delle campagne pubblicitarie più intelligenti e fruttuose che si ricordi: regalò le proprie Nikon F ai fotografi professionisti impegnati sul campo ad inviare le proprie immagini della guerra forse più contestata e discussa della seconda metà del secolo e le foto di quelle fotocamere sporche di fango ebbero un effetto dirompente sul mercato.
Il buon vecchio Visoflex fu relegato in qualche magazzino e se non avevi una Nikon F al collo non eri un fotografo.... ma questa è un'altra storia.

Roberto Piero Ottavi

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