Leica CL e Minolta CLE

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nikarlo
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Leica CL e Minolta CLE

Messaggioda nikarlo » lun dic 25, 2017 6:47 pm

Leica CL e Minolta CLE
più che sorelle sorellastre ma di qualità

Testo e foto di Pino Caprio e di Roberto Piero Ottavi, 2006

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Ci sono oggetti che subiscono uno strano destino: malvisti o addirittura ripudiati alla nascita, vengono invece osannati dopo la morte. Nel settore fotografico, e più in particolare in casa Leica, possiamo certamente citare la Leica M5, ben poco amata negli anni di produzione (certamente meno della M4), ma oggi particolarmente ambita al punto da costare più di tutte le altre leica M (M7, MP e versioni commemorative escluse). Il motivo di ciò è da ricercare nella prematurità di alcuni prodotti, che anticipano i tempi con soluzioni così avanzate da disorientare il pubblico. Al pari della M5 possiamo certamente citare la CL, la più piccola ed economica di tutte le Leica a telemetro, oggi più richiesta che mai.

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In realtà trovare una CL è relativamente semplice, vista anche la discreta produzione (circa 65.000 pezzi) ed il costo, che si aggira solo corpo sui 300-400 euro, il che la rende particolarmente abbordabile per chi voglia iniziare un corredo a telemetro senza dissanguarsi in poco tempo. Il vero problema è riuscire a trovare una CL in ottime condizioni estetiche, ed ancora di più meccaniche e soprattutto elettroniche perchè le ridotte dimensioni del corpo rendono particolarmente difficili gli interventi di assistenza, praticabili solo con strumenti particolari in possesso dei centri di assistenza ufficiali. Il ridotto costo del corpo macchina rende infine proporzionalmente assai oneroso se non addirittura sproporzionato un intervento di manutenzione che può incidere anche per il 50-70% del costo del corpo macchina.
Se questo non bastasse è molto facile trovare una CL con il telemetro starato oppure con l’esposimetro non perfettamente efficiente. Personalmente non ritengo l’esposimetro interno indispensabile e pertanto ne ho spesso usato uno esterno soprattutto con pellicola per diapositive ma questo non toglie che il deprezzamento di una fotocamera zoppicante sia indiscutibile.
Dopo un breve periodo in cui il nome Leica CL fu affiancato a quello di Minolta, con la dicitura Leica Minolta CLE, la produzione fu interrotta e ripresa qualche anno più tardi autonomamente dalla Minolta dando vita alla CLE che conteneva sostanziose migliorie rispetto alla precedente.
In realtà la Minolta CLE si discosta significativamente dalla Leica CL in alcuni aspetti fondamentali che possono immediatamente far propendere la scelta dall’una o dall’altra parte: analizziamoli.
1-Mentre la Leica CL è completamente meccanica, la Minolta CLE è elettronica quindi non funziona senza pile (peraltro delle economicissime 1.5V a pastiglia);
2-La CL ha esposizione solo manuale, la CLE ha un automatismo a priorità di diaframma, decenni prima della M7, disinseribile ma con l’evidente limitazione dell’assenza dell’esposimetro;
3-La CLE non ha, come la CL, una cornice per la focale 50 mm, mentre ha in più quella del 28 mm;
4-La CL ha una gamma di tempi più ridotta, non ha il TTL flash, mentre la CLE ha in dotazione un ottimo
flash TTL con diffusore grandangolare incorporato, e può montare molti flash TTL Minolta;
5-La base telemetrica della CLE è più ampia rispetto alla CL, il che permette una focheggiatura più precisa, specialmente con obiettivi luminosi o di lunghezza focale maggiore;
6-La CLE permette di montare molte più ottiche, specialmente grandangolari, rispetto alla CL che ha nel braccetto dell’esposimetro una grossa limitazione sulle focali al di sotto del 40 mm in alcune realizzazioni.
In definitiva è chiaro che chi vuole a tutti i costi una meccanica, oppure chi usa spesso la focale 50 mm propenderà per la CL, chi invece vuole l’automatismo e magari usa il 28 mm propenderà per la CLE.
Sulla base delle sommarie differenze elencate più sopra cerchiamo di entrare più nel dettaglio esaminando questi due piccoli capolavori che suscitarono in alcuni casi interesse all'epoca della loro comparsa ed in altri casi furono guardate da molti come le figlie di un Dio Minore. Della CL si sussurrò come della Leica di chi non poteva permettersi una Leica “vera”, ci fu chi la snobbò per il limitatissimo parco ottiche costruito ad hoc per quella macchina. Altri mal sopportarono la scarsa discrezione del rumore un po' secco e metallico ed altri ancora, infine, teutoniche Cassandre, videro nella CL l'inizio del declino qualitativo di Leitz e nella CLE il pericoloso avanzare delle produzioni giapponesi. Insomma ce ne fu veramente per tutti i gusti.
Leica CL
La Leica CL si presenta solo in finitura nera, dalle dimensioni particolarmente compatte e dal design pulitissimo; con il 40 mm Summicron può stare in tasca senza problemi.

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Il mirino è chiaro, con un ingrandimento non elevato, un po’ sensibile al flare. La leva di carica è sufficientemente morbida, l’innesto ottiche pure. Ma è con il click dell’otturatore che si scopre una delle maggiori differenze con una Leica M; il suono è molto diverso, certamente meno timido, ma in ogni caso lontano dalla metallicità di quelli per reflex o delle Voigtlander Bessa, con un tempo di sincro flash pari a 1/60; in ogni caso lo scatto dà una certa sicurezza circa la qualità della fotocamera. La regolazione dei tempi avviene mediante una rotellina posta sul frontale, che funge anche da regolatore della sensibilità ISO premendo e ruotando il selettore centrale.
Le cornici visualizzabili sono 40, 50, 90, ma la visuale esterna al 40 mm coincide piuttosto bene con il campo inquadrato dal 35 mm. Per montare la pellicola occorre smontare completamente il dorso, tirando la leva di riavvolgimento posta sotto il fondello. Il caricamento è molto semplice e veloce e, cosa fondamentale, non sono necessarie guarnizioni per assicurare la perfetta ermeticità alla luce.

Meno guarnizioni e meno spugnette costituiscono un pensiero in meno negli anni e minor assistenza.. La CL si maneggia davvero bene e, abbinata ad un 50 mm, (attenzione ai rientranti, vedi seconda parte) o meglio ancora al 40 Summicron, diventa una compatta di grande qualità da portarsi sempre dietro. Per chi voglia utilizzarlo, l’esposimetro si attiva scostando leggermente la leva di carica dal corpo, e occorre posizionale l’indicatore nella scanalatura al centro (parte destra del mirino) per l’esposizione corretta; il tastino sinistra del bocchettone porta ottica effettua un test di carica della pila, se l’indicatore si posiziona al centro la pila è ancora carica. L’esposimetro è meno spot rispetto alle leica M, diciamo un semispot (tipo Nikon serie FM), più adatto per utenti non troppo esperti. A questo proposito occorre ricordare che l’esposimetro è tarato in fabbrica per accettare pile da 1.35V, e che le pile da 1.5V danno errori di esposizione non costanti e variabili da 1⁄2 a 1 diaframma.
Consiglio quindi vivamente le pile Wein Cell disponibili nel listino Leica o su internet, che costano circa 7- 8 euro. Considerato il basso assorbimento dell’esposimetro la durata non è inferiore ad un anno. La pila è alloggiata sul fondello ed occorre rimuovere il dorso per accedervi, pertanto a rullino iniziato non è possibile sostituire la pila, a meno di riavvolgerlo, ma la rarità dell’evento non rende questo un problema. La CL ha una slitta flash universale, pertanto può essere usata con qualsiasi flash manuale o automatico, ovviamente vanno benissimo i Leica SF20 o 24 in auto che peraltro si adattano bene come dimensioni al corpo macchina.
In definitiva una Leica a tutti gli effetti, priva della qualità top della serie M ma pur sempre una spanna sopra alla massa dei concorrenti dell'epoca.
Minolta CLE
Anche la CLE è stata prodotta solo in finitura nera, ed è certamente più rara della CL: trovarla non è facile in assoluto ed anche il costo è purtroppo superiore a quello della CL, diciamo dai 440 ai 650 euro solo corpo. Le dimensioni sono leggermente superiori a quelle della CL, così come la base telemetrica. Prendendola in mano si ha immediatamente la sensazione di trovarsi di fronte ad un oggetto molto ben costruito; a differenza della CL è elettronica, alimentata da due semplici pile da 1.5 V a pastiglia, facilmente reperibili che sono sistemate sotto al fondello protette e tenute in sede da una copertura a scorrimento.

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Per accendere la macchina occorre spostare il selettore a 3 posizioni (off, on, autoscatto) posto sulla sinistra del corpo; ricordatevi di spegnerla in caso di non utilizzo. Il mirino è molto ampio, con un ridotto ingrandimento per ospitare la cornicetta del 28 mm e le cornici visualizzabili sono 28, 40, 90.
A differenza della CL la regolazione dei tempi avviene mediante un selettore posto sulla calotta superiore (vedi foto alla pagina precedente).
Il selettore permette la scelta dell’automatismo a priorità di diaframma (posizione A), la eventuale staratura intenzionale dell’esposizione, oppure la regolazione manuale (purtroppo in questo caso l’esposimetro viene incomprensibilmente disattivato). L’esposizione è calcolata secondo una media compensata al centro, ed è misurata durante l’esposizione, pertanto la fotocamera può far fronte ad imprevisti cambiamenti di luminosità. Si segnala che, in assenza di pellicola, i valori indicati dall’esposimetro sono approssimati. L’esposimetro, avendo ovviamente acceso la macchina, si attiva per resistenza elettrica del polpastrello sfiorando il pulsante di scatto (attenzione,con i guanti non funziona), premendo invece scatta l’otturatore.
Il telemetro è estremamente luminoso definito, più luminoso di quello della Leica M come afferma anche Ferzetti, la base telemetrica è notevolmente più larga di quella della CL mentre lo scatto è leggermente più secco e quindi più fastidioso.
Il corpo macchina non si apre estraendo semplicemente il manettino di riavvolgimento posto sul fondello come una qualsiasi reflex ma è necessario, una volta estratto completamente, ruotare di circa 1⁄4 di giro la ghiera che lo protegge e non è proprio istintivo.
Utilizzando la fotocamera si apprezza la straordinaria morbidezza dello scatto e la silenziosità dell’otturatore, direi di fatto quasi a livello di una Leica M, seppure diverso per tonalità. L’esposizione è sempre precisa, occorre prestare attenzione nei controluce come tutti i sistemi a lettura media; la fotocamera invita a scattare e, abbinata ad un medio grandangolare, è perfetta per il reportage veloce.
Una gran bella fotocamera, di concezione direi opposta alla CL; la comodità dell’esposizione automatica è barattata con l’otturatore totalmente elettronico, mentre la focale 28 mm compensa l’assenza della focale 50 mm.
Le ottiche dedicate
Un ulteriore capitolo spetta alle ottiche iniziando con l'esaminare i mini corredi che erano proposti con i corpi. La Leica CL era abbinata ad un Summicron 40/2 (furono prodotte anche poche centinaia di Elmarit 40 che però non ebbero fortuna per problemi costruttivi e furono venduti tutti meno, sembra, uno solo ai dipendenti di Wetzlar) e ad un Elmar 90/4 che, a detta di Leica, presentano una camma telemetrica diversamente angolata rispetto alle altre ottiche M, e pertanto potrebbero non focheggiare correttamente sulle Leica serie M. Avendole avute entrambe posso affermare che per il 40 non ci sono particolari problemi ad usarlo sulle Leica M, fatta salva l’assenza della cornice (montandolo compare quella del 50 mm), mentre per il 90 c’è una lievissima imprecisione alle lunghissime distanze, ma data l’apertura ridotta ed appunto la distanza elevata non è causa di problemi all’atto pratico. La resa di entrambi è ottima in assoluto, eccellente in relazione al prezzo medio di acquisto (circa 250 euro per il 40 e poco più di 300 per il 90). Il 40 mm non ha un trattamento antiriflesso multistrato, il che si traduce in una leggera dominante calda. Tuttavia normalmente, soprattutto con il B&N, il rendimento è davvero elevato, con un magnifico sfuocato degno dei migliori 35 mm Leica. Anche a tutta apertura rende molto bene.
Il 90 mm presenta un contrasto molto alto, tipico dei 4 lenti, ed una risolvenza altrettanto elevata al punto da far affermare a Ferzetti che, di tutti i 90 Leica, il 90c è quello più inciso e brillante. Unico neo una vignettatura visibile ancora a f/4. Il 90 Minolta è addirittura leggermente migliore.
Il corredo completo offre dei risultati strepitosi, con ingombri e costi moderati (il trittico si compra per circa 800 euro con un po’ di fortuna).
Le ottiche Minolta, stesse focali ed aperture, presentano caratteristiche simili, in quanto la progettazione è stata comune, ma forse risultano addirittura lievemente più brillanti, per via di vetri e di un trattamento antiriflesso più moderni. Personalmente posso dire di preferire la resa del 40 Leica (merito dell’eccellente bokeh) e del 90 Minolta (conserva le caratteristiche del 90 leica con una resa colore superiore). I costi di entrambi sono allineati ai Leica. Nel corredo Minolta è presente anche un 28/2.8, a parere di chi scrive sopravvalutato dalla critica, dalla resa buona ma non straordinaria (ad es. i 28 mm Voigtlander sono più nitidi). Questo grandangolo se 25 anni fa poteva essere fra i migliori 28 per telemetro oggi non è più così ed evidenzia purtroppo, nella stragrande maggioranza degli esemplari, la fastidiosa presenza di piccole bollicine sotto la lente frontale, che generalmente si limitano alla periferia (e che quindi non sono visibili chiudendo a F4), ma in alcuni casi degenerano maggiormente verso il centro. Il tutto è causato da un errata scelta del collante e se in molti casi questo difetto non si traduce in una significativa riduzione della qualità un'ottica piena di piccole bolle non fa mai un bell'effetto.
Il costo non banale (circa 350-400 euro) lo rende una scelta più da collezione che da uso. Anni fa era ancora possibile una riparazione del difetto dalla casa madre, oggi la vedo sinceramente difficile visto il tempo trascorso, la tragica rarefazione di laboratori di riparazione specializzati anche nel ripristino delle lenti e soprattutto i costi di tali interventi dai risultati per altro non sempre garantibili.
La compatibilità totale delle ottiche non c'è sempre (di R.P.Ottavi)
Non è sufficiente che l'attacco sia costituito dalla baionetta M perchè tutte le ottiche possano essere disinvoltamente montate su entrambe le fotocamere. Leitz lo scriveva chiaramente su tutti i compendium tecnici al fine di evitare confusioni e, soprattutto, contestazioni a fronte di richieste di riparazioni in garanzia per danni che in effetti da garanzia non potevano essere coperti.
La CL, come già scritto più sopra, effettua la lettura esposimetrica per mezzo di un braccetto mobile simile per forma (ma non per sostanza) a quello della M5 e quindi lo spazio a disposizione tra la lente posteriore delle ottiche e le tendine risulta ulteriormente ridotta.
Ne deriva che alcuni obiettivi che vanno correttamente sulla M e sulla CLE non possono essere montati sulla Leica CL (e analogamente sulla M5) a rischio di spezzare o guastare il braccetto e/o la cellula che è su quest'ultimo montata.
Leitz prima, ai tempi della produzione della CL, e Leica tutt'ora, riservano un capitolo degli Handbook proprio alla compatibilità delle ottiche M sulla CL e viceversa anche se non facendo ovviamente menzione della CLE.
Ecco che cosa riportano le “Technical information” a riguardo:
“La baionetta montata sulla Leica CL è identica a quella montata sui modelli Leica M e di conseguenza, in forma di principio, sono utilizzabili sulla CL numerose ottiche disegnate per Leica M.
A causa, però, delle differenze progettuali tra i disegni dei due modelli esistono precise restrizioni.
Sulla CL quindi non sono usabili:
-Tutte le ottiche che montano i cosiddetti occhialini perchè questi interferiscono con la ghiera dei tempi che sulla CL, lo ricordiamo, è posta in senso verticale sulla parte anteriore della fotocamera.
-Le ottiche che penetrano troppo profondamente nel corpo della fotocamera ed in particolare il 21 Super Angulon M f/3,4 ed f/4 e il 28 Elmarit M f/2,8 fino al n. 2.314.921.
Sono usabili ma con rischio di danneggiamento della cellula:
-Tutte le ottiche collassabili (quelle che rientrano, per intenderci) e cioè:
-Elmar 50 f/3,5 -Elmar 50 f/2,8 -Summar 50 f/2 -Summitar 50 f/2 -Summicron 50 f/2 -Elmar 90 f/4
-Hektor 50 f/2,5
Per evitare che rientrino troppo è necessario incollare un anello di nastro Dymo per etichettatrici sulla parte terminale del barilotto rientrante in modo che l'ottica si arresti prima di interferire con la cellula.
Sono usabili ma con restrizioni di altro genere:
-Tutte le ottiche il cui fuoco minimo sia inferiore ad 80 cm. perchè il telemetro della CL non scende, per costruzione, sotto tale distanza minima.
-Tutte le ottiche di lunghezza focale molto corta con luminosità superiore ad f/2 e perchè la cellula della CL non è in grado di leggere correttamente l'esposizione in presenza di coni di proiezione molto larghi.
-Tutte le ottiche che, per diametro proprio o per dimensioni del paraluce, ostruiscono il telemetro.
In particolare sulla CL sono comunque sconsigliati anche i seguenti obiettivi:
-Summicron 35 f/2 -Summilux 35 f/1,4 preasferico -Summilux 35 f/1,4 asph -Noctilux 50 f/1 -Noctilux 50 f/1,2 -Elmarit 90 f/2,8
Anche non usando il paraluce va ricordato che il Summilux 35 f/1,4 preasferico, quando focheggiato all'infinito, interferisce nettamente con il braccetto della CL a causa del sottile anello posto a protezione della lente posteriore. Poiché questa lente infatti è sensibilmente convessa e sporge rispetto alla baionetta è presente un anellino di protezione che permette di posare l'ottica senza strisciare la lente posteriore e il seppur ridotto spessore dell'anello interferisce con la cellula quando l'ottica è focheggiata a distanza superiore ai 5 metri e quindi, volendo proprio utilizzare il vecchio Summilux 35, è necessario eliminare l'anello.
Poiché le cornici che compaiono nel mirino CL infine sono soltanto quelle del 40, 50 e 90, qualsiasi altra lunghezza focale non può essere inquadrata correttamente.”
Questo è ciò che Leica afferma anche se, senza togliere nulla alla tradizionale pignoleria tedesca, la situazione, almeno per quanto riguarda le cornici, non è poi così tragica ma certamente di limitazioni per quanto attiene le ottiche la CL pare ne abbia veramente molte, al punto che la stessa Leica-AG ribadisce che, a scanso di piccoli o grandi problemi, sulla Leica CL vanno usate di preferenza le due ottiche progettate espressamente per questo modello (Summicron 40c f /2 ed Elmar 90c f /1:4)
A riguardo vale la pena ricordare che non siamo di fronte a due ottiche dalla resa modesta ma che sono in molti, Gino Ferzetti in primis, a sostenere che il Summicron 40c è spesso migliore del Summicron 35 f/2 e Elmar 90c è certamente il più brillante ed inciso di tutti i 90mm Leica, talmente brillante ed inciso da creare addirittura qualche problema nella separazione dei piani anche a tutta apertura.
Sulla CLE al contrario, grazie al fatto che la lettura esposimetrica è affidata, analogamente a quanto accade nella M6, M7 ed MP, ad un sensore che legge la riflessione sul computogramma disegnato sulle tendine (quasi identiche a quelle della vecchia Olympus OM-2), non esistono limitazioni per le ottiche collassabili, il Summilux 35 preasferico si può montare ed usare tranquillamente e le ottiche supergrandangolari non creano, nella maggioranza dei casi, problemi di sorta.
In alcuni casi però (21 Super Angulon f/3.4 e Elmarit 28 prima serie, Mir 20), pur se non esiste contatto con alcun organo interno, l'ottica si pone proprio sul percorso ottico di lettura della cellula e la oscura parzialmente provocando, nell'uso della CLE, forti sovraesposizioni almeno quando la focheggiatura è impostata oltre i 2-3 metri e cioè quando la lente posteriore più si avvicina al piano pellicola.
Ben poca cosa comunque in confronto alle limitazioni previste per la Leica CL e questo mi trova in netto contrasto con quanto affermato da Gino Ferzetti a pag.89 e seguenti del suo per altro pregevolissimo libro “Conoscele le Leica”.
Ferzetti infatti, secondo me sempre troppo prepotentemente di parte Leica (ma è comprensibile all'interno di un testo che alle Leica è dedicato), mi pare esasperi volutamente determinate limitazioni oggettivamente presenti nella CLE minimizzando per contro le altrettanto numerose limitazioni della Leica CL ed arriva all'affermazione della inutilità di un attacco Leica M sulla CLE in luogo di un, secondo lui più opportuno, attacco Minolta (Conoscere le Leica-pag.91).
Sottolinea inoltre essere troppo limitato il coefficiente di ingrandimento dell'oculare (e le Leica M 0,58 allora?) ed altrettanto troppo ristretto il numero di ottiche originali Leica accettate dalla Minolta CLE, “meno della CL”, cosa che effettivamente non mi pare corrisponda alla realtà.
A proposito dell'uso delle ottiche CL e CLE sulle Leica M6, M7 ed MP.
Visto che parliamo di compatibilità vale la pena infine spendere anche due parole sul contrario e cioè sulla possibilità di montare le ottiche progettate per la Leica CL e per la Minolta CLE sulle nostre M, argomento toccato per altro anche più sopra.
Leica sostiene che la camma delle ottiche dedicate alla Leica M è costruita in modo differente da quella delle ottiche costruite per la Leica CL e per questo motivo è sconsigliato l'uso del Summicron 40c e dell'Elmar 90c su qualunque Leica M.
Evidentemente, se Leica si preoccupa di avvertire, una ragione ci deve pur essere ma, sarà che la luminosità delle ottiche CL è limitata e quindi si può contare su qualche palmo in più di profondità di campo, sarà che la fortuna aiuta gli audaci, sta di fatto che di imprecisioni di fuoco non ne ho mai trovate mentre le ho trovate eccome proprio in costosissimi obiettivi nati per la Leica M e non certo usandoli sulla CL...
Forse è pura dietrologia ma, non dimentichiamolo, correva l'anno 1973.
Una considerazione finale che va oltre l'analisi fin qui fatta delle due fotocamere ma che attribuisce il giusto peso al giudizio finale che fa pendere l'ago della bilancia leggermente dalla parte della Minolta CLE.
In rapporto all'epoca di progettazione ci troviamo di fronte a due andamenti opposti, uno in netta e grintosa ascesa e l'altro già in leggero ma significativo calo, che secondo noi risultano determinanti.
Minolta, nel periodo in cui presentò la CLE, si trovava in un momento di euforia più che giustificato dalla grande soddisfazione che derivava dall'aver avuto l'autorizzazione dalla Leitz a produrre addirittura una “propria” CL Leitz-Minolta e quindi era prepotentemente protesa alla ulteriore produzione di qualche cosa di meglio e di più completo della Leica CL.
Al contrario quando fu presentata la CL, correva l'anno 1973, in Leitz i vertici dell'amministrazione avevano già iniziato a fare i conti con gli altissimi costi della M-4 che era in catalogo dal 1967, considerazioni economiche che avrebbero portato da lì ad un paio d'anni alla decisione di sospenderne drasticamente la produzione.
Per coprire il costo di produzione del corpo M-4 che risultava venduta addirittura sotto costo, infatti, era necessario vendere almeno due ottiche a corredo e questo fù il motivo principale della decisione di cessarne la produzione che riprese poi soltanto a seguito delle fortisime pressioni ricevute dalla clientela professionale (e con le ben note pecche costruttive) con la M4-2 canadese che altro non era se non una copia soltanto esteticamente simile ma decisamente “risparmiosa” della precedente.
Due situazioni psicologicamente opposte quindi che ben inquadrano il momento storico in cui la Leica CL, la CL Leitz-Minolta e la Minolta CLE comparvero sul mercato e che altrettanto bene caratterizzano i molteplici sforzi fatti da Minolta per raggiungere un livello qualitativo e soprattutto una compatiblità che invece Leitz non pose in primo piano, come con tutte le altre fotocamere aveva invece fatto, nella progettazione della CL, tant'è che, anche per questi motivi, non riscosse lo sperato successo.
Anche per queste ragioni la Minolta CLE rappresentò un coraggioso e geniale salto qualitativo e, di fatto e volendo prescindere da tutti i limiti e le inevitabili imperfezioni tipiche dei progetti che anticipano la storia, troverà un prodotto Leica con caratteristiche concettualmente analoghe soltanto nella M7. Trent'anni dopo.
Conclusioni
In definitiva siamo di fronte a due eccellenti fotocamere, che permettono l’accesso al mondo del telemetro senza eccessivo dispendio di risorse finanziarie, che possono essere dedicate alle ottiche, magari quelle di corredo, consigliabili senza riserve.
Chi è amante delle meccaniche e non ha bisogno dell’automatismo propenderà senza dubbio per la CL, che con le sue due ottiche costituirà un eccellente corredo anche definitivo; chi invece vuole una piccola M7 senza svenarsi sceglierà la CLE, potendo contare su un ottimo telemetro ed un flash TTL efficiente.
Un altro parametro di scelta può essere relativo alle cornici visualizzate, manca il 28 sulla CL ma c’è il 50 mm, focale usatissima da molti utenti Leica.
E’ chiaro che sarebbe un errore grossolano comparare direttamente queste fotocamere con una Leica M, troppo diverse le dimensioni, il peso ed i costi, ma i risultati sono praticamente i medesimi, ad un costo decisamente inferiore.
Piccole come sono danno meno nell’occhio, si trasportano senza fatica e, in definitiva, estremizzano il concetto di telemetro che significa alta qualità delle ottiche, ingombri e peso ridotti, discrezione e silenziosità.
Pino Caprio & R.P.Ottavi

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