Helena Janeczek: La ragazza con la Leica

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Helena Janeczek: La ragazza con la Leica

Messaggioda Michele Azzali » mer mag 30, 2018 12:21 am

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Gerda Taro era destinata a diventare una dei grandi del fotogiornalismo, ma la sua vita si interruppe a 26 anni durante la guerra civile spagnola. Secondo una delle ipotesi dell’autrice sarebbe verosimilmente diventata una co-fondatrice della Magnum, ma non lo sapremo mai. Nel momento in cui morì aveva una relazione con Robert Capa, collaborava con lui ed aveva già pubblicato foto proprie su giornali importanti.

Il libro è un romanzo storico, costruito sui ricordi di tre persone che conobbero Gerda negli anni ’30 del ‘900. La lettura si fa via via più interessante man mano che procede. Cioè inizia, credo volutamente, con la parte meno coinvolgente, con i ricordi di un personaggio in fin dei conti di secondo piano, sia nel racconto che nella vita di Gerda.

Non ho niente da “svelare” a chi non ha ancora letto il libro, i fatti sono noti ed i personaggi tutti reali. L’autrice, Helena Janeczek, si è documentata parecchio, direi in modo ammirevole. Riempie i vuoti fra gli eventi e collega gli episodi reali con la parte romanzata, ma questa è assolutamente plausibile, logica, naturale.
Conosce molto bene anche le foto della protagonista (non so se definirla tale perché ci viene presentata sempre come vista dagli altri), quelle di Robert Capa, di “Chim” Seymour, e di altri loro amici: Fred Stein e Csiki Weisz, il collaboratore di Capa, colui che si occupava del laboratorio e che ebbe un ruolo fondamentale nella ormai celebre vicenda della “valigia messicana”, molto ben presentata nell’epilogo (la parte più interessante dal punto di vista storico).
La Janeczek interpreta le foto (di cui oggi la rete trabocca, anche se lei deve aver avuto accesso agli originali), ricostruisce situazioni grazie alle sequenze dei negativi, analizza i probabili pensieri delle persone, se ne serve per la narrazione senza presentarle mai direttamente, se non pochissime, nel prologo e nell’epilogo.

Solo una curiosità: pare che gli pseudonimi: Robert Capa (in realtà Endre Friedmann) e Gerda Taro (Gerda Pohorylle) fossero la brillante invenzione di quest’ultima e non, come credevo, di colui che diventerà il più grande fotoreporter di guerra di tutti i tempi.

Una nota negativa, se vogliamo, ma del tutto personale: ho fatto fatica a leggere. Ma non perché il soggetto non sia interessante, anzi. Spesso mi ha messo in difficoltà il linguaggio, il modo di scrivere dell’autrice, il modo di comporre le frasi: è molto sofisticato, affettato, mi è sembrato forzatamente ricercato, in maniera da risultare di difficile comprensione. Più volte ho dovuto rileggere una frase, fermarmi a riflettere su cosa volesse dire, ficca tre concetti (collegati, per carità) nello stesso breve periodo.
Dev’essere un mio limite, perché Helena Janeczek (tedesca in Italia da trent’anni) ha ricevuto diversi premi e quest’anno è fra i candidati a ricevere lo Strega proprio per questo libro.

Chiudo dicendo che Gerda lasciò un’impronta indelebile, profonda, in tutti coloro che la conobbero, anche se personalmente ho percepito di lei anche aspetti non del tutto positivi. Ma lascio decidere a voi.


Scheda tecnica del libro:
Titolo: La ragazza con la Leica
Autore: Elena Janeczek
Editore: Guanda
Anno di edizione: 2017
Prezzo di copertina: 18,00 euro.
"Nessun'isola è un uomo". (O era il contrario? Boh...)
http://www.photomaz.com/

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